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I Plananti

                                                                                                        Tecnologia e Tecnica                                                dell’Ing. Dino Piacci

Abbiamo appena descritto la caratteristica tipica dei Dislocanti, scafi a cui è preclusa la planata per via delle forme tonde e prive di piani di sostentamento.

L’imbarcazione Planante invece, comincia a muoversi in dislocamento, fino a quando, aumentando gradatamente la velocità, supera la così detta “gobba di resistenza”, (l’onda di prua generata dallo scafo stesso) entrando in planata, o meglio, in sostentamento idrodinamico.

azimut

Dovendo definire uno scafo Planante, potremmo farlo inquadrando come tale quello scafo “le cui forme siano in grado di sfruttare la spinta dinamica di sollevamento che nasce dallo scorrimento in velocità del fondo della carena sulla superficie dell’acqua”.

Sono sicuramente i tipi di imbarcazioni più diffuse e che incontrano i maggiori consensi, e sono adottate praticamente per qualsiasi genere: Day Cruiser, Motor Yacht, piccoli Open, Gommoni, Fisherman, o per i velocissimi Off-Shore da diporto, e Guardia Costiera, Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza, li utilizzano per il servizio di pattugliamento veloce o soccorso in mare.

Le carene di questi scafi fecero subito presa: erano i primi decenni del secolo scorso, si veniva dai dislocanti, dai grossi velieri oceanici e dai battelli fluviali che usavano la ruota a pale o il vapore come forza motrice, e si guardava alle velocità sopra i 10 nodi come qualcosa della serie: “siamo nel futuro” !

La loro prima timida apparizione risale all’inizio del ‘900, ma per definire quegli scafi “plananti”, è ancora troppo presto.

Le imbarcazioni dell’epoca, infatti, erano degli ibridi, con scafi affusolati e la poppa priva di forme, per cui, più che planare, diciamo che andavano più veloci dei dislocanti. A proposito, sapete come arrivarono in Italia i primi plananti ?

Grazie alla motonautica ! Ebbene si, attraverso le prime competizioni che presero il via proprio agli inizi del secolo scorso, più o meno nel 1907 (foto 2), con delle barche Plananti le cui prestazioni velocistiche erano decisamente modeste, per non dire inesistenti, nell’ordine dei 14-15 nodi.

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Classico Dislocante dei primi del secolo scorso

Nei decenni successivi ci fu un susseguirsi di evoluzioni; progettisti e cantieri cambiarono più volte il disegno delle carene, passando da una quasi piatta (se non era a 180° ci mancava poco !) a quella ad ala di gabbiano, giocando sulla “levata dei madieri” (o sollevamento del fondo verso prua), ma senza mai riuscire ad ottenere un sostentamento idrodinamico vero e proprio.

Perché gli spigoli di poppa facessero la loro comparsa in carena, e lo specchio di poppa assumesse un dimensionamento appropriato, passerà ancora del tempo, per non parlare poi dei pattini di sostentamento, comparsi solo negli anni ’60 su alcune barche sportive americane. Due righe e vi racconto come, riallacciandomi a quanto detto in apertura del tema.

 Don Aronow un giorno provò una barca da corsa realizzata dal suo amico James Hunt, ideatore dei pattini di sostentamento, come abbiamo visto; dopo la prova rimase talmente entusiasta che gli chiese di allestirli anche sulla sua imbarcazione. Fu nientemeno un signore di nome Bertram a fare da padrino alla circostanza !

Ed è stato sempre grazie alla motonautica se le barche ed i motori  ricevettero un impulso decisivo, tale da coinvolgere numerosi cantieri navali di mezza Europa, non che alcune fabbriche di motori. Le carene cominciarono via via ad assumere un aspetto degno della denominazione “Planante”, ed insieme alla velocità migliorò notevolmente anche la tenuta di mare ed il comfort di bordo.

In pochi anni si passò da un’epoca paleolitica ad una rinascimentale, con importanti rassegne e manifestazioni che diedero ulteriore impulso al settore dell’industria nautica.

A sottolineare l’interesse crescente per la nautica da diporto,  nacque il 1° Salone della Nautica, che per i primi anni si tenne a Milano. L’Anonima genovese non esisteva ancora: bei tempi !!

Ma per poter vedere le carene delle nostre imbarcazioni sportive allestite con dei pattini longitudinali, dovemmo aspettare fino alla  metà degli anni ’70, mentre per i Motor Yacht fu necessario qualche altro anno d’attesa, perchè la

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un Riva Acquarama degli anni sessanta

 novità era ritenuta roba buona solo per i motoscafi; cosa assolutamente priva di fondamento, ed in parte anche falsa: avete mai visto un Riva, o un Chris Craft degli anni ’70 con dei pattini in carena !?

Persino le riproduzioni odierne mantengono lo stesso disegno dell’epoca (Comitti, Colombo, o la stessa Riva).

Non li avevano i motoscafi come non li avevano i Picchiotti, i Posillipo, i San Lorenzo, i Versilcraft o i Cantieri di Pisa e tanti altri ancora.

Non a caso le imbarcazioni di quegli anni avevano un assetto un po’ seduto e prua oltre l’angolo di incidenza, poiché il sostentamento era modesto, e toccava ai motori dover far fronte a tutto. Ma questo non perché negli anni ‘60/’70 non sapessero fare le barche, ma semplicemente perché quella era                                                                                                          la tecnologia disponibile al momento.

Basta fare un parallelo con le auto: c’erano  in giro delle BMW o delle Saab, quindi di case automobilistiche quanto mai evolute tecnologicamente, che a guardarle oggi viene da chiedersi come facevamo ad andarci in giro; ma era così per tutto.  Per non parlare poi delle prestazioni !

Chi faceva 20 nodi di crociera era “Star Trek”. Ma fortunatamente queste cose rimangono in parte solo un ricordo del passato, anche se in giro ci sono ancora molte barche di quegli anni, ma che, volendo, è possibile aggiornare.

Ma la cosa più importante derivata dal progresso non è tanto la velocità quanto un assetto affinato, una navigazione migliore anche su mare formato, la diminuzione dei consumi e l’aumento della vita dei motori, grazie ad un sostentamento adeguato e di conseguenza ad una riduzione degli Attriti.

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48cruiser

Al giorno d’oggi c’è un largo impiego dei pattini longitudinali per migliorare appunto il sostentamento, anche sui grandi maxi Yacht Plananti.

Il loro compito è quello di incanalare forzatamente i flussi d’acqua, che altrimenti defluirebbero in senso obliquo rispetto all’asse della carena (leggi senso di marcia), e che invece, a contatto con la parte interna, generano una pressione verso l’alto ed una ventilazione, sostentando lo scafo e permettendo una riduzione della superficie bagnata, e di conseguenza dell’Attrito di Superficie (Rs).

Le zone dei piani di sostentamento che rimangono a contatto con l’acqua durante la navigazione, invece, favoriscono una migliore tenuta direzionale sulla linea di rotta, riducendo il coricamento trasversale ed aumentando l’efficienza ed il comfort di navigazione anche su mare formato e a velocità sostenuta.   

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Sui monocarena veloci, inoltre, possono essere presenti anche dei redan: il loro compito è quello di fermare l’acqua che per la spinta della carena va verso prua. Trovando la strada sbarrata, l’acqua gira su se stessa arricchendosi di gas, e viene spinta verso poppa, dove crea un’ulteriore pressione utile al sostentamento dello scafo.

Riassumendo: i fattori che concorrono al mantenimento di una buona planata, o meglio, di un buon sostentamento idrodinamico durante la navigazione, sono tre: le geometrie della carena, una giusta superficie planante,  ed una velocità adeguata.

steps       foto 4 –  sono ben visibili i due step in carena

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